Sfilata del Festival delle Sagre 2026
MAGA la fabbrica dei Balon

A febbraio 2026, la Proloco si è riunita con un desiderio profondo: cambiare rotta, cercare una storia che parlasse al cuore della nostra terra. È nata così la delibera di partecipare al prestigioso Festival delle Sagre 2026 con un tema che sa di cuoio, gomma e sudore: "M.A.G.A., la fabbrica dei Balon".
Il viaggio è iniziato varcando la soglia di Casa Saracco, custode della storica fabbrica. Lì dentro il tempo si era fermato. Tutto era rimasto intatto, sospeso come in un bacio addormentato: le macchine, gli attrezzi, i respiri di un'epoca d'oro. Quell'avventura industriale, spezzata tragicamente dalla devastante alluvione del 1994 e chiusa definitivamente nel 1997, meritava una seconda vita. La nostra decisione è stata audace, quasi folle: smontare pezzo per pezzo quell'universo e ricostruirlo sui carri della sfilata. Non una semplice rappresentazione, ma un miracolo di archeologia industriale: riportare ogni singolo ingranaggio alla perfetta funzionalità originale, per catapultare il pubblico nei mitici anni '50.
Primo Carro: Il Sacrificio e la Materia Prima

L’ingresso della sfilata è monumentale. Ecco l'insegna M.A.G.A. (Manufatti Articoli in Gomma e Affini), incorniciata dalle iconiche sfere ai lati del cancello.
Varchiamo idealmente la soglia della prima stanza, il cuore pulsante della creazione, dove il caucciù grezzo si fondeva con gli altri elementi. Al centro troneggia il gigantesco miscelatore da 8 tonnellate di ferro e ghisa. Per portarlo qui, i volontari hanno compiuto un'impresa epica: lo hanno smontato bullone dopo bullone, facendolo passare attraverso la stessa porticina utilizzata un secolo fa dai fondatori. Vederlo oggi in funzione, con il suo antico motore elettrico che ruggisce di nuovo, fa accapponare la pelle.
Accanto, la seconda stanza custodisce l'anima olfattiva della fabbrica: bidoni, polveri originali e, soprattutto, i sacchi di juta d’epoca, logorati dal viaggio, che arrivavano direttamente dal Brasile carichi di caucciù. Poco distante, l'angolo della sperimentazione: piccole ed esattissime bilance dove i chimici del tempo creavano formule nuove, per essere sempre un passo avanti nel futuro.
Secondo Carro: La Nascita del "Balon"

Questo carro è una poesia visiva sulla nascita del pallone. Si inizia con la pressa: la gomma viene inserita negli stampi d'epoca per plasmare le mezze sfere. Poi, con gesti precisi e strumenti antichi che alleviavano la fatica, avviene l'incollatura.
Un compressore del tempo, restaurato con cura maniacale, soffia nuovamente aria dentro le sfere, gonfiandole di vita. Si passa poi al reparto verniciatura, un gioiello tecnologico del passato: un aerografo originale dell'epoca con quattro pistole per i quattro colori base. I palloni venivano dipinti a mano, uno per uno, con una devozione quasi sacrale.
Una volta pronti, venivano adagiati con apposite pinze sulla "stagera", una struttura speciale costellata di chiodini per evitare che la vernice fresca si rovinasse. I palloni che vedete sfilare oggi sono tutti pezzi originali dell'epoca, ripuliti dal tempo. La stessa stagera è un cimelio carico di emozione: fu costruita a mano dal fratello di Pietro nel 1926. Ha esattamente cent'anni. A cullarli e asciugarli, l'ultimo soffio d'aria di un ventilatore originale rimesso in moto.
Terzo Carro: Il Commercio, la Gloria e il Gioco

Il viaggio del pallone si conclude con il confezionamento e la spedizione. Su un tavolo di legno, i palloni vengono avvolti a gruppi di 6 o 9 nella tipica carta da pacchi marrone, legati con lo spago e battezzati con un'etichetta scritta a mano. Destinazione: la Stazione Ferroviaria di San Marzanotto, pronti a viaggiare verso i clienti di tutta Italia, della Francia e dell'estero.
Sul carro prende vita anche l'ufficio direzionale, interamente smontato e ricostruito. C'è il tavolo del titolare, la sedia, lo stipo in legno e la postazione della segretaria, intenta a picchiettare sui tasti di una macchina da scrivere d'epoca. Tra le scartoffie ingiallite, spiccano documenti veri: la mappa dei clienti, ritagli di giornale e le sponsorizzazioni dell'epoca.
Infine, la sfilata si fa vita vissuta ed emozione pura:
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Sceneggiatura, scene e dettagli della sfilata
Galleria di immaini
Work in progress
Da febbraio a settembre: mesi di fatica, sudore, notti insonni e dita sporche di grasso e vernice. Ma l’idea di strappare al passato una fabbrica dei primi del Novecento e rimetterla in movimento era un richiamo troppo forte per essere ignorato. Durante la sfilata del Festival delle Sagre, non ci saranno finzioni o scenografie di plastica: sul percorso si muoveranno macchinari, materiali e prodotti esclusivamente originali, capaci di funzionare davvero.


















































